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Cinema Sonoro La pubblicità subliminale Gli anni 80 e 90 in Italia  
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Da "A sud di Band Aid – Il product placement nella comunicazione aziendale" © Gerardo Corti, il primo capitolo completo  della storia del product placement dai Lumierè ai giorni nostri. Il capitolo più utilizzato per tesi, articoli e saggi sull'argomento finalmente a disposizione nella sua versione integrale.

Pubblicità subliminale.

 

 

 

                                                                       È stato osservato più volte che il cinema e la psicanalisi sono                    

                                                                       pressoché coetanei, dato che la nascita di entrambi si può

                                                                       collocare intorno al 1895-96. Sicché, data la loro coetaneità,

                                                                       queste due creazioni dell’ingegno umano  erano fatalmente                         

                                                                       destinate ad incontrarsi;  va da sé, però che le modalità

                                                                       concrete attraverso cui quest’incontro si è realizzato

                                                                       potevano essere  (e di  fatto sono state) molto diverse.

Alberto Rossati[1]

 

   Prima di passare al decennio successivo è interessante dare uno sguardo ad un fenomeno nato in questi anni negli Usa: il subliminale.

   Fra gli esperimenti eseguiti ci furono ovviamente quelli di carattere cinematografico. Nel 1956 venne fatto un esperimento in un cinema del New Jersey, dove, per sei settimane, venne proiettato il film Picnic (Joshua Logan, Usa, 1955) nel quale era stato inserito il messaggio subliminale: “Mangiate Pop Corn. Bevete Coca-Cola.”

   Migliaia di spettatori videro il film e secondo James Vicary, lo studioso che stava conducendo la ricerca, i consumi di Coca-Cola aumentarono del 57,7%, mentre quelli di pop corn salirono del 18,1%[2]

   The Federal Communications Commission investigò sugli studi di Vicary, e, anche se nel 1962, in un intervista, Vicary dichiarò che i suoi studi si erano rivelati infondati, la pubblicità subliminale fu dichiarata illegale.[3]

   Comunque, a parte questo caso, l’unico esempio di pubblicità subliminale che si può citare è quello trovato nel film It! The terror from beyond space, un film di fantascienza americano del 1958 di Edward L. Cahn. Nel corso del trailer appaiono per cinque volte subliminalmente le scritte “DON’T MISS IT!” e “SEE IT!”

   Per il resto il subliminale si può trovare in alcuni cartoni animati.

   A parte gli episodi goliardici dei film della Walt Disney che riguardano gli scoiattoli di Biancaneve e i sette nani (Snow White and the seven dwarfs, David Hand, Usa, 1937),[4] le nuvole de Il re leone (The lion king, Roger Allers & Rob Minkoff, Usa, 1994),[5] il castello subacqueo ed il vescovo che celebra le nozze del principe con La Sirenetta (The little mermaid, John Muskers, Ron Clements, Usa, 1989),[6] le finestre in Le avventure di Bianca e Bernie (The rescuers, Wolfang Reitherman, Usa, 1977)[7] e così via fino alle famosissime (non) mutande di Jessica Rabbit in Chi ha incastrato Roger Rabbit?, il vero caso di pubblicità subliminale riguarda i manga (ovvero i cartoni animati, tratti quasi sempre da fumetti) giapponesi, che, oltre ad avere loghi su moto, auto, cartelli perfettamente riconoscibili, hanno anche dei passaggi invisibili a occhio nudo.



[1] Alberto Rossati, L’immagini della psicoanalisi nel cinema: un caso di “rimozione collettiva”?,  prefazione al libro di Gianfranco Verrua, Io Jane, tu Freud: la psicoanalisi nel cinema, Upsel, Torino, 1994.

[2] Anche se alcuni siti internet portano dati differenti, 57,7% e 18,1% sono quelli più riscontrati. L’articolo Subliminal advertising is a myth al sito www.bctv.net, addirittura li inverte dando 18 a Coca-Cola  e 58 ai pop corn. 

[3] Sembra addirittura che Vicary alcuni anni più avanti dichiarò che il tutto non era nient’altro che un’ingegnosa campagna pubblicitaria per risollevare le sorti della sua agenzia pubblicitaria. 

[4] Che fanno i loro bisogni nel bosco.

[5] Che formano la parola Sex.

[6] Dalle forme sessuali.

[7] Con affacciate donne nude.  


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