La Storia

L'utilizzo della stampa nei Film La svolta del Product Placement negli anni '70 Gli anni 90 in america
Storia L'utilizzo della stampa nei film La svolta degli anni '70 Gli anni '90 in USA
Propaganda La potenza delle star Gli anni 70 in Italia Il nuovo millennio
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Acme Il boom in Italia Gli anni 80 I casi più famosi
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Cinema Sonoro La pubblicità subliminale Gli anni 80 e 90 in Italia  
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Da "A sud di Band Aid – Il product placement nella comunicazione aziendale" © Gerardo Corti, il primo capitolo completo  della storia del product placement dai Lumierè ai giorni nostri. Il capitolo più utilizzato per tesi, articoli e saggi sull'argomento finalmente a disposizione nella sua versione integrale.

Gli anni ’70 in Italia.

  

                                                                                                                                            All’ora nona?   

                                                                                                                                            Si, dopo carosello.             

Femi Benussi[1]

 

   In Italia negli anni ’70 si assiste ad una proliferazione incontrollata di marche nei film.  Lasciati alle spalle il western, il peplum[2] e il decamerotico[3] dove il product placement era quasi impossibile,[4] il cinema degli anni settanta (tralasciando i film d’autore) è caratterizzato dai thriller, horror, erotici, polizieschi, avventura e commedie sulle liceali.

   Nessun film prodotto in quegli anni rimane senza sponsorizzazione, soprattutto per quanto riguarda i superalcolici, presenti ovunque, dalla foresta incontaminata (Il paese del sesso selvaggio, Umberto Lenzi, I, 1972) fino al deserto post-atomico (Rats notti di terrore, Bruno Mattei, I, 1985)

   Le uniche eccezioni sono costituite dai nazi movies e pochi altri, il top di apparizioni lo abbiamo invece con le commedie su adolescenti, soldatesse, supplenti e collegiali, alcuni dei quali sembrano dei veri e propri spot.

   Prendendo un film a caso come La professoressa di scienze naturali (Michele Massimo Tarantini, I, 1976) in 88 minuti circa, possiamo ammirare il Vinavil, usato da Alvaro Vitali per gli scherzi ai danni dei professori, l’acqua minerale Pejo, in bottiglia costantemente presente sulla cattedra durante le lezioni e sui comodini delle camere da letto, Fernet Branca, portacenere e sponsor della squadra dei maschi alla partita dell’oratorio, sempre Pejo, sponsor della partita, Cinzano, sponsor della quadra delle femmine e della piazza della chiesa dove è l’unico cartello presente, Amaretto di Saronno, presente con cartelli per le vie del paese e alle spalle di Lilli Carati in compagnia di Cinzano, J&B, durante una cena, Crodino, bevuto da Alvaro Vitali, Dr. Gibaud, indossato da Gianfranco D’Angelo, Plasmon & Hatù, cartelli nella farmacia dove lavora D’Angelo, Vidal, bene in vista nella farmacia e durante il bagno della Carati, President Reserve Riccadonna, bevuto al pranzo di nozze.

   Se questo non bastasse, ecco una piccola lista di frasi contenute nel film: “Ecco a voi i vostri Crodini.” “Accomodatevi, volete un amaretto di Saronno?” “Ha preso il Vidal...e se lo sta spalmando sulla pelle vellutata.” “Vorrei una scatola da cento pezzi di preservativi Settebello Hatù” “Vorrei una confezione di Vidal.” e così via. Ci sono anche dei medicinali citati, ma la pubblicità più spudorata riguarda Michele Gammino che, dopo essersi pulito le scarpe nell’abito di una suora ed essere stato travolto dalla folla, si guarda i piedi ed esclama: “Meno male che sono del calzaturificio di Varese: indistruttibili.”



[1] Il tuo piacere è il mio, Claudio Racca, I, 1973. 

[2] Il peplum (il termine deriva dalla veste delle antiche greghe) fu dato dai critici francesi per definire tutti quei film prodotti in Italia fra il 1957 (Le fatiche di Ercole, Pietro Francisci) e il 1965 (Il vendicatore dei Mayas, Guido Malatesta) che raccontano le gesta di eroi mitologici come Maciste, Ercole e Ursus.

[3] Nel 1971 Pier Paolo Pasolini decise di girare Il Decameron, ottenendo un incredibile successo. In quattro anni, vennero prodotti altri 52 film definiti decamerotici con titoli e trame spesso geniali. Per fare un esempio si ricorda La bella Antonia, prima monica e poi dimonia  (Mariano Laurenti, 1972), le cui storie ruotano intorno ad un mercante milanese che sta diffondendo la novità delle mutande presso le più belle donne d’Italia, quelle di Villasanta.

[4] Anche se la fantasia degli sceneggiatori non lo impediva del tutto. Si pensi alla banca costruita col lego in Ci risiamo vero Provvidenza? (Alberto De Martino, I,  1973), alle azioni della Ford comprate da Franco Nero in Viva la muerte... tua! (Duccio Tessari, I, 1971), al grido di battaglia di Renzo Montagnani (Telefunken!), soldato tedesco, ne Il prode Anselmo e il suo scudiero (Bruno Corbucci, I, 1972) e al pugno corazzato di Pippo Franco che si annuncia come “l’amarissimo che fa benissimo”  (Petrus) in Quel gran pezzo dell’Ubalda, tutta nuda e tutta calda (Mariano Laurenti, I, 1972).


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